Lingua:  IT  |  EN            

BLOG

I nostri articoli

E finalmente siamo riuscite a "catturare"...La Tata Maschio!!!

29 Maggio 2017
E finalmente siamo riuscite a
0 Commenti
Ciao a tutti i nostri appassionati lettori!

Dopo reciproci inseguimenti siamo riuscite a intercettare il nostro intervistato speciale di oggi!
Siamo in compagnia (virtuale ma intensa!) di Lorenzo Naia, alias “La Tata Maschio”, sicuramente già noto per le sue attività a molti di voi!
Vogliamo con lui approfondire alcuni aspetti delle numerose iniziative a cui ha dato vita in questi anni, nello specifico quella che ci sta molto a cuore anche per gli eventi con cui siamo entrate in contatto negli ultimi mesi: "Fiabe in rosso”, un libro per bambini contro la violenza sulle donne e gli stereotipi di genere (Verbavolant edizioni, http://www.verbavolantedizioni.it/prodotto/fiabe-in-rosso) con le meravigliose illustrazioni di Roberta Rossetti.
 
 
Fiabe in rosso
 

Lorenzo, raccontaci un po’ com’è nata questa idea di “Fiabe in rosso”, in cosa consistono i contenuti e chi sono le persone che ne hanno contribuito alla realizzazione!
 
Ciao LAM! Che bello poter continuare a parlare di “Fiabe in rosso”! Quando è uscito il libro, sapevo che mi avrebbe messo a confronto con realtà importanti, ma non avrei mai immaginato mi regalasse così tante storie di vita e così tanti incontri. E se di fiabe vogliamo parlare, vi racconterò la genesi del progetto come farebbe un cantastorie…

C’era una volta un’illustratrice un po’ stramba, una di quelle fissate con le tematiche sulle donne, sulla loro indipendenza ed emancipazione. Un giorno la gentil donzella dal pennello magico saltò in sella al suo destriero e galoppò fino al castello in cui viveva un cocciuto autore di libri per bambini. Voleva convincerlo a creare una storia dai poteri straordinari: salvare tutte le bambine e tutti i bambini del mondo da una vita infelice e sofferente. Lui, che da tempo portava avanti una campagna contro gli stereotipi di genere, ne fu subito felice e accettò di buon grado.

Perché il femminicidio non è un problema delle donne, è un problema di tutti.

I due si misero subito a lavorare alacremente e iniziarono a tessere un filo rosso, uno di quelli sottili ma resistenti, che partiva da una Torino “profondamente rossa” (città dei due autori) per giungere fino al rosso delle arance siracusane (città dell’editore): il filo era diventato una rete, che riuniva tante fiabe e proteggeva dalle cadute pericolose.

“Fiabe in rosso” è un progetto nato a quattro mani che parte da una constatazione di Roberta: le protagoniste dei racconti della tradizione nella maggior parte dei casi sono sempre in attesa di qualcuno che venga a salvarle o che comunque decida per loro. Noi, al contrario, volevamo raccontare l’importanza della libera scelta – per le femmine così come per i maschi – e della capacità di autodeterminarsi. Perché ciò che ogni bambino dovrebbe imparare è che il finale della propria storia, il finale della propria vita, non deve essere scontato, non deve essere uno solo, non deve essere soprattutto già deciso da qualcun altro. La felicità non consiste necessariamente nel trovare il principe azzurro, ma nel guadagnarsi la propria strada e il proprio posto nel mondo.
 
Ecco dunque che le protagoniste del libro (Mignolina, Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Rosaspina e Raperonzolo) rivivono il racconto che abbiamo già ascoltato tante volte, ma a un certo punto si troveranno a scegliere un finale diverso per la loro storia.
 
Nel tuo libro viene toccato un tema molto dibattuto negli ultimi tempi, quello sugli stereotipi di genere. Di recente è uscito il libro: “Storie della buona notte per bambine ribelli”, edito da Mondadori, per offrire uno spaccato di storie di donne realmente esistite e che hanno segnato traguardi importati negli ambiti come lo sport, l’arte, la scienza, per dare ai piccoli lettori e alle piccole lettrici un quadro di parità delle opportunità che avranno nel loro futuro. Conosci questo testo? Ne approvi i contenuti o ti associ a coloro che lo hanno ritenuto una “forzatura” finalizzata a una mera operazione di marketing per l’infanzia?
 
Conosco questo testo e io stesso ne possiedo una copia. Posto che faccio comunque il tifo per le sue autrici Francesca Cavallo ed Elena Favilli, perché comunque è sempre facile criticare ma molto meno lo è costruire qualcosa, la mia posizione non è né quella di ritenerlo una mera operazione di marketing, né il libro indispensabile che tutti stavamo aspettando. Semplicemente ci vedo delle criticità che non mi trovano d’accordo. È indubbio che sia stata fatta un’ottima operazione di marketing, ma questo non deve essere considerato un difetto, tutt’altro! Estendendo il discorso anche ad altre case editrici italiane, finalmente si inizia a capire che se in un libro c’è sostanza, evviva il marketing e tutto ciò che ne consegue! Bisognerebbe cominciare a riconoscere anche le professionalità di chi lavora in questo ambito, senza le quali i libri rimarrebbero a prendere polvere sugli scaffali o nei magazzini.

A livello grafico il progetto mi piace, le biografie in alcuni casi sono un po’ riduttive, ma comprendo la fatica della sintesi. Le cose che non condivido sono il fatto di considerarlo un libro esclusivamente per bambine, come se per un maschio, ad esempio, Margherita Hack non possa rappresentare una fonte di ispirazione. Anche quel “della buona notte” non mi convince, si tratta semplicemente di storie. Qui mi sembra voler strizzare l’occhio a determinate prassi desiderabili e certamente auspicabili, ma che in qualche modo fanno star bene soprattutto i genitori più che i bambini: leggere contenuti che riteniamo fortemente edificanti e farlo in un clima di condivisione e intimità, ci fa sentire educatori migliori. Effettivamente è così, ma in questo caso l’impressione è che si voglia calcare tanto la mano su questo aspetto.
La parola che mi crea più perplessità, però, è quel “ribelli”, sempre nel titolo. Ne intuisco l’intento, ma non sarebbe forse stato più corretto parlare di vite coraggiose, straordinarie, eccezionali, strepitose, strabilianti, illuminanti, rivoluzionarie? Quanti altri begli aggettivi si sarebbero potuti utilizzare! Identificare la realizzazione di sé con la ribellione lo trovo molto discutibile.

Come trovo discutibile, infine, presentare la pubblicazione come un libro di rottura all’interno del panorama della letteratura per l’infanzia, che al contrario è piena di esempi virtuosi di protagoniste femminili di spessore. Una su tutte? Ovviamente lei, la mitica e insostituibile Pippilotta Pesanella Tapparella Succiamenta, figlia del capitano Efraim Calzelunghe, per gli amici Pippi!
 
 
 
 
Ritieni sia più semplice educare i bambini al concetto di parità di genere o rieducare gli adulti allo stesso tema? La percezione che come LAM! abbiamo avuto sui bimbi è che spesso siamo noi “grandi” a trasmettere loro alcuni stereotipi - in maniera più o meno consapevole- che poi plasmano i loro comportamenti futuri, mentre al contrario nei bambini ci sia una maggiore apertura verso la parità o comunque una semplice naturalezza nell’affrontare eventuali diversità. Come avverti questa sensazione nella tua esperienza diretta?
 
I bambini iniziano ben presto a crearsi rappresentazioni mentali di ciò che li circonda e nei primi anni di vita sono autoriferiti; tendono quindi a pensare innanzitutto alla propria esperienza e a considerarla come metro di paragone per tutto il resto. Questo però non significa che non siano in grado di immaginare altre realtà possibili e, anzi, spesso sono curiosi di conoscerle e osservarle. Riescono a costruire ulteriori rappresentazioni mentali in maniera naturale. Per noi adulti, invece, pur essendo maggiormente consapevoli della relatività delle scelte, è molto più difficile, perché alcuni meccanismi risultano ormai “cristallizzati”. In molte situazioni ragioniamo in maniera stereotipata e ci apriamo con più fatica ad una visione dei ruoli meno schematica. Prenderne coscienza è il primo passo per non perpetuare paradigmi che ci sembrano non più rispondenti alle attuali esigenze sociali, familiari e personali.
 
Le meravigliose illustrazioni di "Fiabe in rosso"
 
Per ciò che concerne la violenza sulle donne come noi avrai letto molte drammatiche notizie di cronaca che purtroppo non rispecchiano il quadro di una società civile e rispettosa della figura femminile; al contrario emergono sempre più casi di violenza non solo di tipo fisico bensì fenomeni preoccupanti come il bomberismo sessuale o in revenge porn. Si tratta di forme di violenza che colpiscono anche le giovanissime, spesso minorenni, e rientrano in quel filone di cyberbullismo e cyber-odio che come LAM! abbiamo anche affrontato nel ciclo di conferenze itinerante denominato AltoVoltaggio. Come pensi si possa combattere in concreto questi fenomeni? Trovi che un’operazione di sensibilizzazione già dalla prima adolescenza sui ragazzi possa prevenire il dilagare di questo tipo di piaghe sociali oppure ormai la società in cui ci troviamo sta portando nella direzione opposta al rispetto della figura femminile?
 
Diventare donne oggigiorno credo sia molto faticoso. Nondimeno, però, lo è diventare uomini. Se c’è qualcuno per cui è ancora necessario parlare di emancipazione, infatti, a mio avviso questo qualcuno è proprio il maschio.
La sensibilizzazione è importante, direi fondamentale, ma il nostro esempio lo è ancora di più. Che ci piaccia o meno, da qui non si scampa: con i ragazzi si gioca ad armi pari. Personalmente non conosco molti altri metodi. Dobbiamo assumerci la fatica e la responsabilità di mettere in pratica noi in prima persona ciò che chiediamo loro, quindi trattare con più riguardo se stessi e relazionarsi gli uni con gli altri con maggiore rispetto. Prendere le distanze da modelli comportamentali in cui non ci riconosciamo, e farlo con convinzione, dichiarandolo.
 
Torniamo ad argomenti più vicini al bambini. Spesso molti genitori scelgono i giocattoli per i propri figli a seconda del genere, alcuni addirittura negando ai maschietti giocattoli come le bambole o la classica “cucina” e alle bimbe giocattoli considerati in passato più “da maschio”, dimenticando che nell’età dello sviluppo i giochi simbolici siano soltanto lo specchio di ciò che i piccoli vedono attorno a sé. Ora, in quanto Tata Maschio (!), che consiglio ti sentiresti di dare a queste mamme e questi papà? Pensiamo di conoscere la risposta e immaginiamo sia orientata a un utilizzo libero degli oggetti ludici per entrambi i sessi, ma come si può davvero abbattere queste barriere culturali se le aziende spesso propongono prodotti molto stereotipati e oggettivamente “di genere”? Credi potrebbe essere opportuno dialogare direttamente con chi si occupa di design e produzione, oltre che di comunicazione, oltre che con le famiglie?
 
Ho la sensazione che rispetto ad anni fa si stia regredendo parecchio. Prima, nella maggior parte dei casi, si giocava con ciò che veniva regalato ma anche con ciò che già era presente in casa, quindi giochi di sorelle e fratelli maggiori o cugini etc. Per cui non era raro che un bambino giocasse con le bambole e le pentoline o che una bambina utilizzasse le costruzioni e si sbucciasse le ginocchia durante una partita a pallone.
Semplicemente, si giocava, senza troppe sovrastrutture. Per quanto comunque il genere ha sempre condizionato pesantemente il comportamento dei bambini, oggi a mio parere il divario tra i giochi considerati da femmine e quelli considerati da maschi è netto e quasi tutti i giochi proposti sono fortemente caratterizzati in base al genere. Qualcosa si sta muovendo e credo che ai genitori bisognerebbe domandare se pensando ai loro figli – sia ora sia fantasticando sul domani, quando saranno diventati grandi– si ritrovino a immaginarli solamente come maschi o femmine oppure come persone felici e libere. La questione, alla fine, sta tutta qui.
 
Alcune grandi aziende nel settore del giocattolo stanno tentando di abbattere gli stereotipi di genere con campagne ad hoc, soprattutto puntando al pubblico femminile. Hanno deciso di comunicare alle bambine come a loro non siano precluse carriere solitamente identificate come prettamente maschili o ruoli di potere. Come valuti questo tipo di approccio nella comunicazione per l’infanzia? Chi pensi abbia potere decisionale negli acquisti, prima dell’età scolare della bambina?
 
Oltre alle campagne pubblicitarie, ci vogliono anche proposte concrete. Se ci sono, ben vengano! Il messaggio che vorrei passasse ai bambini durante il gioco è lo stesso che ho provato a raccontare con “Fiabe in rosso”: sei tu che devi costruire la tua vita, sempre tu a decidere chi vuoi diventare. Il tuo genere non deve precluderti nessuna strada. Siamo l’unione di più aspetti, tra i quali sicuramente anche il genere, ma sono innanzitutto la personalità e le capacità di ciascuno a determinare le proprie possibilità.

Quanto al potere decisionale, l’acquisto di un giocattolo nasce sempre da una negoziazione tra genitore e figlio (in certi casi definirla “negoziazione” è un eufemismo, lo so!); chissà, magari può diventare anche spunto di riflessione in famiglia su queste tematiche.
 
Infine una domanda solo per te, come usanza del LAM! Com’è ti è venuto in mente di diventare “La Tata Maschio”? Noi in realtà lo abbiamo già letto, ma vogliamo che lo sappiano tutti, perché se avessimo più bambini che la pensano come te avremmo indubbiamente in futuro più adulti tolleranti e rispettosi di noi donne!!!

Credo proprio che non avrei potuto fare diversamente! Il mondo dei bambini è quanto di più bello, divertente e profondo possiamo esplorare! Oggi mi occupo soprattutto di libri, web ed eventi per famiglie, ma ho cominciato proprio facendo la tata e trasformandolo poi in un mestiere; ancora oggi l’interesse per l’infanzia è ciò che continua a guidarmi in tutto quello che faccio!
Ho sempre desiderato un lavoro creativo e lavorare con bambini e ragazzi vuol dire reinventarsi ogni giorno. Per me significa anche combattere gli stereotipi legati al binomio uomini ed educazione; fare la tata maschio vuol dire innanzitutto oltrepassare i pregiudizi che ahimè oggi sono ancora fortemente presenti. La scelta stessa del nome – La Tata Maschio – è un invito a superare gli schemi mentali e approcciarsi alle persone qualificandole per ciò che sanno fare e amano fare. Perché la condizione indispensabile per una società felice è avere persone realizzate!
 
Come dargli torto?!
Noi abbiamo apprezzato molto sia Lorenzo che il suo approccio al mondo dell'infanzia e più in generale per l'intelligenza e l'ironia con cui ha saputo rispondere alle nostre (sempre un po' insidiose!) domande.
Gli mandiamo un fortissimo abbraccio e un immenso in bocca al lupo per tutte le attività che incessantemente prendono vita grazie alla sua infaticabile energia!
Qui in calce troverete i suoi riferimenti social e un'iniziativa a cui vi invitiamo caldamente a prendere parte!!!
GRAZIE LORENZO-TATA-MASCHIO, TI ASPETTIAMO PRESTO QUI DA NOI! ;)
 
Anna,
Team LAM!
 
 
MORE INFO:
 
LA TATA MASCHIO
 
FIABE IN ROSSO E INIZIATIVE CORRELATE AL LIBRO

Da "Fiabe in rosso" sono nate molte collaborazioni e progetti collaterali; ci fa piacere segnalarne due in particolare.

1) La mostra itinerante. Composta da 18 pannelli in formato A3 stampati su cartone per ricreare l'effetto delle tavole originali realizzate su carta da pacco, può essere prenotata gratuitamente da tutti, scrivendo a Lorenzo (parliamone@latatamaschio.it) o alla casa editrice VerbaVolant (info@verbavolantedizioni.it)
 

2) La campagna “Cambiamo il finale” a favore dei centri antiviolenza. Sullo shop online di Worth Wearing è possibile trovare t-shirt (in versione uomo, donna e bambino), tazze, taccuni e shopper con un'illustrazione di Roberta Rossetti tratta dal nostro libro per sostenere le attività di Chayn Italia, piattaforma no profit che utilizza le tecnologie open source per offrire alle donne che vivono una relazione violenta un supporto a distanza, con informazioni e contatti utili ad affrontare la violenza domestica.
Link utili:
> Worth Wearing www.worthwearing.org/store/chayn-italia-strumenti-contro-la-violenza-di-genere/immagina-di-poter-cambiare
> Chayn Italia: www.chaynitalia.org
 
 
 
 
Aggiungi un commento