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Nel blog LAM! un'ospite d'eccezione: Francesca Fedeli che ci parlerà della nuova piattaforma MirrorAble!

22 Marzo 2017
Nel blog LAM! un'ospite d'eccezione: Francesca Fedeli che ci parlerà della nuova piattaforma MirrorAble!
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Ciao a tutti coloro che con curiosità e attenzione ci leggono da quando il Blog del LAM! ha iniziato a prendere forma!
Come vi avevo anticipato fin dall’inizio, i nostri contenuti avrebbero- attraverso le parole dei nostri intervistati- scandagliato vari ambiti del mondo dell’infanzia, questo per permettere di avere sempre un occhio obiettivo, attento e consapevole, verso ciò che ruota attorno ai bambini.
 
 
La nostra intervistata di oggi è Francesca Fedeli, mamma di Mario, fondatrice dell’Associazione di Promozione Sociale “Fight the Stroke” (https://fightthestroke.org) insieme al marito Roberto D’Angelo e fellow di Ashoka Italia  (https://www.ashoka.org/)
Vi inviterei a dare un’occhiata ai singoli link, per comprendere con attenzione come operano queste realtà e quali sono i valori che promuovono.
 
 
La nostra Francesca è però prima di tutto una Donna con la “D” maiuscola, di quelle che piacciono al nostro team tutto al femminile, una Donna che ha superato ostacoli che potrebbero sembrare insormontabili  e che è stata in grado con tenacia e grinta di imparare attraverso gli occhi del suo bimbo, Mario, a guardare il mondo con uno sguardo nuovo.
Di reinventarsi la realtà. Di vivere la malattia di Mario non rassegnandosi ad essa ma lottando, senza rabbia ma con determinazione, con voglia di condividere esperienze, di raccontarsi, di dare aiuto a chi- come lei- sta vivendo una situazione analoga. Il tutto con professionalità, incisività e incomparabile costanza.
Francesca Fedeli ha una storia non facile, così come la sua famiglia.

Ho avuto modo di leggere la sua vicenda nello splendido libro “Lotta e sorridi” (Sperling&Kupfer - https://fightthestroke.org/lottaesorridi/) qualche anno fa.
Ho pianto e ho insieme sorriso, davanti alla potenza di tanto amore e di questa squadra imbattibile che si chiama “Famiglia”.
Vi consiglio vivamente di avvicinarvi a questo testo, perché ci si trova la durezza della vita senza troppi preamboli, quella che ti fa scoprire che il tuo bambino, appena nato, subisce un ictus. Un ictus, avete letto bene. Una malattia purtroppo tutt'altro che rara (50.000 casi in Italia), ma della quale si hanno sempre scarse informazioni. 
Verrebbe voglia di bloccarsi solo di fronte alle prime, durissime pagine, di cruda realtà dei fatti: perché Francesca non usa giri di parole, chiama le cose con il loro nome, anche se fanno male.
E tu, lettore, invece che chiudere la copertina e passare a letture frivole e senza spessore, resti incollato fino alle ultime righe.
Perché sono VERE. Parlano di riabilitazione, di terapie, di scienza. Non addolciscono la pillola.
Con semplicità raccontano soltanto come, a un certo punto, Mario abbia iniziato a rispondere agli stimoli che venivano dall’esterno e di come la parte sinistra del suo corpo- quella danneggiata dall’ictus-  abbia iniziato a imitare coloro che aveva di fronte. Neuroni  specchio, si chiamano. La risposta però non sta tutta qui, in due parole.
Mario inizia a guardare i propri genitori come in uno specchio. E questo specchio non vuole essere fatto di angoscia e tristezza, come è naturale che possa essere dopo tanto dolore.
Gli occhi di Mario insegnano a Francesca e Roberto a sorridere. Ad andare avanti. E a fare tesoro di ogni prezioso miglioramento, lento ma efficace.

In questo video, girato nel 2013 al TED Global di Edimburgo, nessuno ve lo saprà trasmettere meglio di loro. (https://fightthestroke.org/blogita/19/8/2014/ted-global-2013-la-nostra-storia-in-6-minuti).
 
 
Da qui inizia la storia di FightTheStroke e di tutti i progetti che ad essa sono correlati.
 
Oggi parleremo con Francesca della piattaforma Mirrorable, uno degli ultimi progetti a cui la rete di FightTheStroke sta lavorando, ce lo faremo spiegare direttamente dalle sue parole!
 
 
Ciao Francesca!
Intanto grazie per aver preso parte a questa nostra intervista,
siamo molto onorate di poter ricevere maggiori informazioni sulla piattaforma Mirrorable direttamente da chi l’ha ideata!
Parliamo un po’ del progetto!

Nella pagina del vostro sito dedicata a Mirrorable voi citate la Teoria dei "neuroni specchio". Puoi semplificare il concetto per coloro che non ne hanno dimestichezza?

I neuroni specchio sono un tipo di neuroni definiti visuo-motori, che si attivano sia quando un individuo compie un'azione che quando l'individuo osserva la stessa azione compiuta da un altro soggetto. I neuroni specchio si trovano nelle aree motorie del cervello e sono stati scoperti negli anni ’90 da un gruppo di ricercatori di Parma, guidati dal Prof. Rizzolatti, con cui ancora oggi noi collaboriamo. Fino a non molti anni fa, si riteneva che il sistema motorio producesse solo movimenti mentre la squadra di Parma ha scoperto che molti neuroni del sistema motorio rispondono anche a stimoli visivi. Se vedo una persona che afferra una bottiglia colgo subito il suo gesto perché è già neurologicamente programmata in me la maniera in cui afferrarla. Si verifica una comprensione istantanea dell'altro, senza bisogno di mettere in gioco processi cognitivi superiori ed è questo il meccanismo che noi stiamo sfruttando nel processo di riabilitazione dei giovani sopravvissuti all’ictus: quando l’arto è paralizzato e impossibilitato a muoversi, l’osservazione motoria, l’immagine motoria e l’esecuzione motoria consentono un recupero funzionale del paziente con ictus, grazie ai processi di riorganizzazione neurale delle aree del cervello danneggiate.
 
Ci sono teorie controverse sul ruolo del genitore nella terapia riabilitativa, sin dagli anni ’70. Ci sono diverse scuole di pensiero in merito, come sicuramente sai, che nel tempo hanno mutato il ruolo del genitore da soggetto passivo a soggetto attivo nella riabilitazione del proprio bambino. Dalla creazione di Mirrorable e soprattutto dalla vostra storia con Mario deduco voi abbiate una propensione alla centralità della famiglia nel processo riabilitativo, mi puoi spiegare se tutto questo è stato un approccio- per così dire- istintivo, da parte vostra o se siete stati da subito indirizzati da un’equipe medica a interagire attivamente con la terapia di Mario?
 
Con Mario abbiamo avuto una diagnosi precoce e abbiamo iniziato sin da subito il percorso medico tradizionale: la fisioterapia, la terapia occupazionale, la psicomotricità, nei centri territoriali a noi più vicini. Ci siamo accorti però altrettanto velocemente di come questa terapia fosse rischiosa per noi, non per l’effetto in sé, ma per la mancanza di effetti rilevanti in una fase in cui Mario avrebbe potuto rispondere al meglio a diverse stimolazioni. Ci sembrava di perdere tempo, di non sfruttare al meglio la fase di maggiore plasticità cerebrale, ed è stato così, mentre eravamo alla ricerca di alternative scientificamente validate, che ci siamo imbattuti in un protocollo che promuoveva la riabilitazione attraverso i neuroni specchio.
Da allora abbiamo capito quanto cruciale poteva essere il ruolo della famiglia e dell’ambiente per raggiungere le migliori performance anche dal punto di vista riabilitativo: abbiamo capito che non bastava il gesto meccanico e ripetitivo delle due mani usate per chiudere ed aprire una scatola e che la presa in carico nel percorso di cura non doveva essere del solo paziente ma di tutta la famiglia.
 
Mirrorable, nella sua impronta innovativa e tecnologicamente d’avanguardia, affronta un tema decisamente attuale: conciliare la riabilitazione in ambienti famigliari al bambino, assieme alle persone care e nel suo ambiente domestico, con quella che è la vera e propria terapia così come tutti la conosciamo, all’interno di una struttura preposta allo scopo e figure che si alternano ad hoc per facilitare il processo di riabilitazione. Come siete arrivati a questa sinergia concettuale, di unire casa e ambienti ospedalieri? Quali sono i benefici che ne può trarre il bambino? Pensi si possa concepire un sistema in futuro su ampia scala, che veda questo sistema a portata di tutti i pazienti gravi? E se sì, quali sono a tuo avviso i presupposti da parte della famiglia coinvolta per una buona riuscita del programma?
 
La fisioterapia tradizionale rimane per noi indispensabile, almeno fino a quando non si troveranno nuove tecniche per una mobilizzazione passiva e attiva del piccolo paziente anche in ambiente domestico. Il vero vantaggio di Mirrorable risiede però nell’essere una terapia complementare, studiata dai migliori neuroscienziati per una somministrazione alla portata di tutti: è una sorta di percorso di resilienza collettiva per tutta la famiglia, in continuum con gli obiettivi stabiliti dall’equipe medica. L'utilizzo della tecnologia per la riabilitazione in remoto permette di mettere in campo tutte le risorse per un percorso di recupero ideale nei bambini: la possibilità di somministrare un trattamento intensivo; l’incremento progressivo della complessità dei movimenti; l’aspetto motivazionale legato ad una nuova abilità da acquisire (‘diventare un giovane mago’); il rinforzo positivo da parte del programma (le stelline che si accendono sullo schermo solo se muovi la mano plegica), della famiglia e del compagno di video.
Il progetto ha anche una valenza sociale, perché va a ridurre le difficoltà di tipo organizzativo-logistico della famiglia e consente una maggior grado di diffusione, a prescindere dalle barriere geografiche o linguistiche. Oggi è stata pensata per i piccoli pazienti con emisindromi ma sappiamo che ha una efficacia provata scientificamente anche sui pazienti adulti, con ictus o reduci da traumi ortopedici, sui pazienti con Parkinson e su tutti quanti vogliano apprendere nuove abilità motorie (e-learning).
 
Puoi semplificare per coloro che non hanno dimestichezza con la tecnologia utilizzata da Mirrorable, cosa si intende per “disponibilità ‘in the cloud’” e quali sono gli immediati benefici che se ne traggono?
 
Disponibilità ‘in the cloud’ vuol dire avere un insieme di risorse hardware e software con le quali fornire servizi su richiesta attraverso la rete Internet. Anche questo è un punto di forza del progetto: la tecnologia ci consente la diffusione geografica ad ampio spettro, abbassando i costi di distribuzione, i dispendi di tempo per le trasferte, l’affollamento delle strutture di riabilitazione attive sul territorio; ma ci permette anche di fornire un servizio di customer care alle famiglie in tempo reale e di identificare in remoto eventuali maladattamenti o nuovi obiettivi di cura da parte dell’operatore sanitario.
 
Mirrorable è supportato da una rete molto ampia di figure professionali. Ce le puoi descrivere a seconda delle loro competenze?

La maggiorparte delle nostre risorse è destinata ad oggi allo sviluppo tecnologico e al progetto di ricerca scientifica in collaborazione con il gruppo di Neuroscienze del CNR di Parma: le persone che collaborano con noi hanno un background che va dalle neuroscienze, all’intelligenza artificiale, alla cinematica, fino allo sviluppo di videogiochi e ai modelli di impresa sostenibile, tutti accomunati dalla voglia di risolvere un problema sociale che impatta 3.5 milioni di bambini nel mondo.
E' stato inoltre fondamentale il sostegno ricevuto da chi ha creduto in noi e nella valenza scientifica del progetto, come la Fondazione Vodafone e la rete di imprenditori sociali Ashoka.
 
 
Qual è ad oggi il bacino di famiglie che utilizza Mirrorable e di quanto si potrebbe espandere nei prossimi anni?
 
La fase di reclutamento è arrivata oggi ad oltre 40 bambini in target di età tra i 5 e i 13 anni, con diagnosi di emisindrome, un successo numerico e di soddisfazione personale per chi conosce la difficoltà nel reclutare piccoli pazienti per i progetti di ricerca scientifica. Sono loro i protagonisti di questo programma di riabilitazione, sono loro che ci stanno insegnando che si può trasformare uno stigma sociale in una passione, in qualcosa di cui andare fieri e di non vergognarsi. Dopo questa fase pilota in cui misuriamo gli indicatori motori, di adesione al progetto e di empatia, saremo in grado di comprendere il potenziale grado di diffusione dello strumento e la possibile estensione ad altri segmenti di mercato.
 
 

Avete trovato semplice l’introduzione di questo approccio riabilitativo o ci sono famiglie che dimostrano diffidenza verso l’applicazione di questa metodologia? E tra la comunità scientifica, come viene percepito questo sistema innovativo di mettere in atto la teoria dei neuroni specchio sui bambini e più in generale della centralità della famiglia come protagonista attivo nella riabilitazione?
 
Credo che il racconto di questa prima madre che ha deciso di aderire al progetto dica più di mille testimonianze: https://fightthestroke.org/blogita/13/3/2017/quando-e-la-famiglia-a-parlare-dellesperienza-con-il-progetto-pilota-mirrorable
Questo è davvero un elemento fondamentale per la buona riuscita del percorso riabilitativo: Mirrorable è stato pensato da una famiglia per altre famiglie, affinchè non sia una ulteriore fonte di stress ma rappresenti un percorso di crescita utile per tutta la comunità.
Anche la comunità scientifica continua a raccomandare la soluzione ai propri pazienti, e questo per noi è un esempio concreto di come mettere a frutto l’alleanza terapeutica.
 
LAM! come sai si occupa di inclusione dei bambini e quindi di condivisione di spazi, giochi e soprattutto di scambio con i coetanei. Siamo fermamente convinte che i bambini possano tra loro abbattere molte più barriere di quanto non possiamo fare noi adulti, attraverso il semplice atto di giocare, che alla fine è connaturato nella crescita di ogni bambino. Con Mario avete avuto questo approccio, nella sua educazione? Quanto pensi sia importante per bambini con un qualche tipo di disabilità stare in mezzo ai propri coetanei? Spesso molti genitori o molte scuole tendono a isolare bambini con patologie che in realtà non hanno alcun impedimento di tipo sociale; ti senti di consigliare un approccio più “protettivo” verso il bambino (rischiandone però l’isolamento) o di “buttarlo nella mischia” e fare in modo che si avvicini al mondo con le proprie forze, difficoltà incluse?
 
Per noi è stata fondamentale l’inclusione di Mario in ambienti ad alto tasso di diversità: dalla scuola pubblica con le sue diverse etnie, al corso di teatro con bambini con diverse abilità. La stessa filosofia con cui è stato pensato Mirrorable va nella direzione di massima inclusività: il bambino che non può suonare il violino insegna i suoi giochi di magia e viceversa, tutti hanno un potenziale da sfruttare, in un modello di apprendimento tra pari che richiama le teorie di Sugata Mitra (https://www.ted.com/talks/sugata_mitra_build_a_school_in_the_cloud?language=it).
 
 
Francesca è una fonte inesauribile di idee, progetti e sogni, e vorremmo stare a scrivere per lei ore e ore; ma come sempre arriviamo alla fine delle nostre interviste e lasciamo l’ultima domanda a te come donna, dimenticando per un attimo la tua vicenda personale e la tua rinascita.
Francesca, se potessi adesso cancellare la tua agenda, azzerare gli impegni, le visite, il lavoro, e potessi prendere un aereo solo con Mario e Roberto…solo voi, lasciando per un attimo alle spalle problemi, preoccupazioni e progetti, dove vorresti volare? Qual è la città che vorresti vedere e non hai mai visitato, assieme agli occhi bellissimi e curiosi del tuo piccolo ometto?
 
Un posto in cui siamo già stati tutti e tre e vorremmo tornare di nuovo: Seattle.
Una città che io e Roberto abbiamo già visitato e vorremmo far conoscere a Mario: Lisbona.
Un viaggio nuovo per tutti noi, nel crocevia di spiritualità, scienza e avanguardia tecnologica: Israele.
 
 
Beh, che aggiungere? Aspettiamo con ansia che la rete di bambini e famiglie che utilizzerà MirrorAble sia sempre più ampia e che ci si impegni tutti per diffondere quanto più possibile progetti così promettenti!
 
Grazie Francesca!
Un ringraziamento a Roberto e un abbraccio al piccolo Mario!
 
 
Anna
Team LAM!
 

PER MAGGIORI INFORMAZIONI SU MIRRORABLE https://fightthestroke.org/mirrorable2016/
 
 
 ENGLISH VERSION
 
 
"We have a special guest today on our blog: Francesca Fedeli shows talks about her brand new platform, MirrorAble!"
 
Hello to each and everyone who reads our blog entries ever since our blog started growing!
As we told you from the beginning, our content will take you through the words of our respondents, exploring various areas of the world of childhood for you to always have an objective eye on the matter.

Our guest today is Francesca Fedeli, proud mother of Mario, founder of the "Fight the Stroke" Association for Social Engagement and Promotion (https://fightthestroke.org) together with her husband Roberto D'Angelo and fellow for Ashoka Italy (https://www.ashoka.org/). Take a look at each and every link and read through all the amazing results they have achieved worldwide when it comes to social wellbeing and understanding.
 

Truth be told, Francesca is first and foremost a woman with a capital "W", the kind of woman to appeal an all-women team like us at the LAM! Project, a woman who overcame obstacles that might seem insurmountable to the most of us and that has been able with tenacity and grit to learn through the eyes of his child, Mario, and to stare at the world with a new perspective.
Reinventing reality. Not resigning herself to her child’s illness but kept struggling, without anger but with determination, with desire to share experiences, and to give help to those who -just like her- have been going through a similar situation. All with professionalism, effectiveness and incomparable constancy. Francesca’s personal history has certainly not been easy, as well as her family’s.
 

We got to read her story in her first book “Lotta e sorridi” (Sperling&Kupfer - https://fightthestroke.org/lottaesorridi/) a few years ago. We cried and smiled together in front of such a huge amount of love and power of Francesca’s unbeatable team called "Family". We highly recommend you to approach this text as asson as you can get your hands on it, because of the breathtaking strength it takes to face the harshness of life when one discovers that their newborn baby suffers a stroke. And yes, you read that right, a stroke at such a young age. Strokes in infants are unfortunately anything but rare (50,000 cases in Italy alone), but there is still a consistent information gap on the matter.
Given the harsh subject, one could easily chug the book after the first few hard lines and pages. But Francesca’s narrative strikes her readers in a pinch: Francesca doesn't fool around, calls things by their name, even if they hurt in the worse way. And the reader, rather than close the cover and skip to more  frivolous stories, is drawn to Francesca’s words to the very last lines because they capture and evoke something which isn’t always easy to find in today’s narratives on the latter: each word, each thought in painfully and undoubtfully true to life as she recalls the never ending months of therapy, rehabilitation and patience. Not even once she attempts to sweeten the pill and we thank her for the strength she showed within the pages of “Lotta e Sorridi”.

In such simple words, Francesca begins explaining that, at one point, Mario started gradually to respond to a few stimuli that came from the outside world and Francesca explains how the left side of Mario’s body -the one damaged by stroke- began to imitate the gestures his parents repeated in front of him. Mirror neurons, that’s how those particular neurons which are responsible for Mario’s recovery are called. The answer however is not all here in a single definition. Mario begins to watch his parents as if they were a mirror, a reflection from which he could learn a brand new set of daily gestures. The fact of being their son’s reflection mirror in the most positive way has always been the parent’s number one concern. With his gorgeous eyes, Mario teaches Francesca and Roberto to smile each and every day in order to move forward, together and make the most of every precious improvement.
 
In the video below, filmed in 2013 at TED Global in Edinburgh, none can convey their joyful message of strength and love better than them. (https://fightthestroke.org/blogita/19/8/2014/ted-global-2013-la-nostra-storia-in-6-minuti).
[video]

From this moment on, they founded their own platform and named it FightTheStroke and thanks to its growing consensus among the scientific and social community, they had the chance to work on some related projects in order for the platform itself to grow gradually within the international scene. Today we have the opportunity to have a chat with Francesca on the Mirrorable platform, one of the latest projects in the works for FightTheStroke!
 
 

Hello Francesca!
First of all, thank you for taking part in this interview, we are very honored to be able to receive more information about the Mirrorable platform directly from one of the creators! Let’s talk in greater details about the project!
 
On the project’s page you mentioned the theory of "mirror neurons". Can you can simplify the concept for those of us who are not familiar with the term?

Mirror neurons are a type of visual-motor neurons, which activate both when an individual performs an action and when the individual observes the same action performed by another person. Mirror neurons are located in the motor areas of the brain and were discovered during the '90s by a group of researchers in Parma, led by Prof. Rizzolatti, with which we actively cooperate. Not so many years ago, it was simply assumed that the motor system produced only movements while the team in Parma found out that many neurons in the motor system respond to visual stimuli. If, for example, I see a person who grabs a bottle I will learn this specific action because it is already neurologically programmed within me and I will eager to grab it myself. You experience an instant understanding of the person in front of you, with no need to use complex cognitive processes and this particular mechanism is the one we are truly focusing on within the rehabilitation process in young stroke ictus: when the limb is paralyzed and unable to move, the movements, the motor image observation and motor execution provide functional recovery for stroke patient, thanks to the several processes of neural reorganization within the areas of the brain that have been severely damaged.

There are controversial theories about the role of the parent during rehabilitation/therapy, ever since the 70s. There are several approaches and views on the matter, which over time have changed the role of the parent from a passive individual to having an active role in the rehabilitation of their child. Ever since you have created the Mirrorable platform and your own personal experience with Mario, I take you have a propensity towards the centrality of the family in the rehabilitation process, could you explain if this was an instinctive approach or if you were immediately addressed by a medical team to interact actively with Mario during the therapy process?

With Mario we had an early diagnosis and we started right away the traditional medical course: physiotherapy, occupational therapy, psychomotorial therapy and visiting medical centers which were the nearest to us. We quickly realized, however, that this therapy was risky for us, not in itself of course but for the lack of a significant effects on Mario during a time when Mario could best respond to different stimuli. It seemed to us we were wasting our time, not making the most of Mario’s major brain plasticity phase. It was during this particular time in which we were looking for scientifically validated alternatives, that we stumbled across a protocol that promoted rehabilitation through mirror neurons. That’s when we realized how crucial the role of the family and the environment are in order to achieve the best performance also from the point of view of rehabilitation: we knew it wasn't enough to just show the mechanical and repetitive hand gesture used to close and open one box and that the whole family had to be involved in the therapeutic process.
 

Mirrorable, in its innovative and technologically advanced framework, faces a recurrent theme: reconciling the rehabilitation of children in a family environment together with loved ones, with the real therapy as we know it, within a specifically designed structure while being surrounded by highly-trained figures in order to facilitate the process of rehabilitation. How did you come to the conceptual synergy to combine home and hospitals in the rehabilitation of children? What are the benefits that can be drawn from the baby? Do you think you could devise a large scale system in the near future which could be handy to all severely ill patients? And if so, what are in your opinion the assumptions that have to be made by the family involved in order for the program to succeed?

The traditional physiotherapy remains indispensable in our case, at least until new techniques will be available for passive and active mobilization of young patient even in the comfort of their own home. The real advantage of the Mirrorable platform is in being a complementary therapy, designed by top neuroscientists and actively usable by everyone: it represents a sort of collective family resiliency path, in continuum with the objectives set by the medical team. The use of technology for rehabilitation in remote allows you to deploy all the resources for a perfect recovery path in children: the ability to administer intensive care; the gradual increase of the complexity of movements; the motivational aspect related to a new skill to be acquired ('becoming a young magician'); positive reinforcement by the program (the stars that light up on the screen only if you move the right hand), by the family and by the companion in the video. The project also has a social value, because its objective is to reduce organizational and logistic difficulties for the families and allows a greater degree of acceptance, regardless of geographical and linguistic barriers. Today the platform has been thought out for little patients with hemisyndrome but we know it has a scientifically proven effectiveness even on adult patients who suffered a stroke or have orthopedic trauma, on patients with Parkinson's disease and on all those who wish to learn new motor skills (e-learning).
 

Can you simplify for those who are not familiar with the technology used by Mirrorable, what do you mean with the expression 
 availability ' in the cloud ' and what are the immediate benefits a person can get?
 

The so called “availability ' in the cloud” means having a set of hardware and software with which to provide services on demand via Internet. This is also a strength of the project: technology allows us for a widespread circulation, lowering distribution costs, the expenditure of time for each and every trip, the crowding state of rehabilitation facilities, ; but it also allows us to provide a live customer care service to the families and identify any remotely malfunctions or set new goals within the rehabilitation process by the health care worker.

Mirrorable is supported by a wide network of highly trained professional figures. Can you describe them according to their expertise?

The majority of our resources are destined to technological development and scientific research in collaboration with the Neuroscience group of the National Research Council of Parma: people who work with us have a background ranging from Neuroscience, artificial intelligence, cinematics, video game development and the creation and growth of sustainable business models, all sharing the desire to solve a social problem that impacts 3.5 million children worldwide. It was also essential the support received by those who believed in us and in the scientific value of the project, such as the Vodafone Foundation and Ashoka, a network of social entrepreneurs.

How many families are currently using the Mirrorable platform and what are your expansion prediction in the upcoming years?

The recruitment phase of the project includes over 40 children age 5 to 13 years old, diagnosed with hemisyndrome, a numerical success and personal satisfaction for those who have worked in the medical research field and know the difficulty in recruiting young patients for such research projects. They are the main characters in this rehabilitation program, they are teaching us that it’s possible to transform a social stigma in a passion, something to be proud of and not to be ashamed of. After this pilot phase in which we measure several motor indicators, we will be able to understand its degree of distribution and use among people and therefore its extension onto other market segments.

Was it easy introducing this different approach to rehabilitation or are there families that show distrust in applying this methodology? And between the scientific community, how is this innovative system perceived as it implements the theory of mirror neurons on children and, more generally, it focuses of the centrality of family as an active player during rehab?

I believe the following story of one of the first mothers who decided to join the project says more than a thousand words: https://fightthestroke.org/blogita/13/3/2017/quando-e-la-famiglia-a-parlare-dellesperienza-con-il-progetto-pilota-mirrorable
This really is a fundamental element for the success of rehabilitation: Mirrorable was conceived by a family to benefit other families, so it is not an additional stressor, but it represent a growth path which is useful for the whole community. Even the scientific community continues to recommend solutions to their patients, and this for us is a concrete example of how to use this therapeutic alliance.

LAM! As you know, deals with inclusion of children and it is conveyed by sharing spaces, games and toys and especially of by learning and exchanging information with peers. We are firmly convinced that children between themselves brake down more barriers than we can do as adults, through the simple act of playing and interacting with one another, which is fundamental in the growth of each child. Have you had this approach with Mario, in his upbringing? How important do you think it is for children with some kind of disability to be among their peers? Often many parents or many schools tend to isolate children with diseases that represent no real social impediment for them; would you recommend a "protective" approach towards the child (risking a potential isolation) or are you more opened to a less controlling approach in order to let a child face the world with his or her forces?

For us it was crucial to include Mario in environments with a high level of diversity: from public school with its different ethnic groups to drama classes with children with different abilities. Mirrorable shows the same approach and goes in the direction of maximum inclusiveness: the child who cannot play the violin teaches his magic tricks and vice versa, everyone has a potential to be exploited in a peer learning model that invokes the theories of Sugata Mitra (https://www.ted.com/talks/sugata_mitra_build_a_school_in_the_cloud?language=it).

Francesca is a woman full of ideas, projects and dreams, and we could spend hours talking about the latest news but as all good things come to an end, let’s drop our final question: If you could now clear your agenda and catch a flight only with Mario and Roberto ... leaving all the problems and concerns behind, which destination would you fly to? What is the city you'd like to see and you've never visited, along with your handsome little boy?

A place where we've been all three of us and we would happily return again: Seattle.
A city that me and Roberto have already visited and we would like to show Mario: Lisbon.
A new journey for all of us, at the crossroads of spirituality, science and advanced technology: Israel.

Well, what is there more to add? We are looking forward to see the network of kids and families grow and for MirrorAble to spread out as much as possible as the project is very promising!
 
Thanks Francesca!
Special thanks to Roberto and a hug to baby Mario!
 
 
Anna
Team LAM!
 
 
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