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Valentina Caiazzo con il suo "A misura di bimbo" per LAM!!!

13 Febbraio 2017
Valentina Caiazzo con il suo
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Buon lunedì a tutti!
L'inizio settimana è decisamente più soft, se si possono leggere le parole di qualcuno che solletica la nostra curiosità e desta il nostro interesse! Quindi noi siamo molto felici che le risposte del post di oggi siano arrivate in tempo per questo grigio lunedì a risollevarci umore!
Pronti...VIA!!!
 
L' intervistata di oggi è una nostra vecchia conoscenza, Valentina Caiazzo, architetto, ingegnere, blogger e chi più ne ha più ne metta!
Valentina gestisce il suo “A misura di bimbo” (https://amisuradibimbo.com/) con un occhio sempre attento ai trend del momento nel kid design, dell’architettura per l’infanzia e per svariate tematiche che ci hanno appassionato fin dalla prima lettura. Ci siamo incontrate di persona ormai due anni fa al FuoriSalone di Milano presso lo spazio Agorà31, immerse nell’atmosfera milanese della Design Week, e da quella volta non ci siamo mai stancate di leggere i suoi precisi e interessantissimi post!


Valentina, ciò che ci ha colpito leggendo il tuo profilo è stata la tua ampia preparazione in merito ai temi che tratti nel blog.
Pochi forse sanno nello specifico del background accademico o culturale dei genitori che tengono un proprio blog; ci puoi raccontare il tuo e com’è nata l’idea di dare vita a “A misura di bimbo”?

Il blog è nato come conseguenza di una mia esperienza come web editor per una testata sulla casa e sull’architettura. Dall’esperienza come architetto e progettista, mi concentravo sempre su aspetti legati ai bambini, così ho deciso di avere un contenitore tutto mio. Prima solo con riferimenti montessoriani, poi a tutto tondo. 

La domanda seguente nasce in maniera spontanea. Chi sono i progettisti (architetti, designer, ingegneri) che ami di più, sia del passato che del presente? Quali, tra questi, ha lavorato nel settore dell’infanzia? Hai in mente qualche progetto o prodotto che per te ha un valore particolare?  Se sì, perché è così importante?

A questa domanda è immediato rispondere Munari! Non solo come designer, ma come vera e propria innovazione verso una branca della progettazione che riporta tutti bambini.
Scardinare la visione classica, rivedere i punti di vista per fare arte, comprenderla e sperimentarla. A volte viene visto come Metodo Munari, come viene anche catalogato per scuole e centri creativi. Ma quello di Munari è un modo di relazionarsi e di porsi verso i piccoli, senza pregiudizi, strutture rigide e preconcetti. La libertà d’azione attraverso l’arte e laboratori che inducono il pensiero, credo sia uno delle migliori esempi di educazione che si possa trasmettere ad un bambino.
Parlando di oggetti, sicuramente i Prelibri sono tra i miei preferiti. 12 volumetti che trasmettono la sensazione e la percezione del piacere di maneggiare un libro: "dovrebbero dare la sensazione che i libri siano effettivamente fatti in questo modo, e che contengano sorprese. La cultura deriva in effetti dalle sorprese, ossia cose prima sconosciute".


Si sente spesso parlare di spazi per i bambini nelle aree pubbliche, come i parchi gioco cittadini. Noi del LAM!, come sai occupandoci di inclusione, sentiamo spesso le lamentele (giustissime!!!) di molti genitori che hanno bambini affetti da disabilità e lamentano carenze di oggetti progettati per l’inclusione anche dei loro bimbi. Sono stati fatti dei tentativi di progettazione inclusiva, ma purtroppo il risultato era che questi oggetti o venissero usati in maniera impropria o venivano addirittura brutalmente vandalizzati. Hai avuto, nella tua esperienza, un esempio tangibile di progettazione consapevole e inclusiva di parchi pubblici?  Come si posiziona l’Italia a tuo avviso in questo settore e in termini di sensibilità verso la disabilità infantile?

Purtroppo le progettazione inclusiva viene spesso presa in Italia come mezzo per accontentare tutti, da amministrazioni comunali e non solo. Chi chiede progetti del genere non valuta quasi mai che le disabilità non sono solo motorie, ma che in certi casi sono leggere o implicano altre parti del corpo, come vista e udito.
Ho visto installare altalene per disabili in posti dove il passaggio delle sedie a rotelle non è così semplice o solo con contorno di pavimento ad alto assorbimento degli urti, dove intorno, però, c’è un prato, con tutte le buche e gli avvallamenti del caso.
La progettazione inclusiva dovrebbe, a mio avviso, essere a tutto tondo: i bambini dovrebbero riuscire ad accedere ad un parco giochi e, per la conformazione dello stesso, non sentire differenze o meglio, non percepirne ulteriori attraverso delle forti limitazioni.
Un gioco è un gioco e può essere affrontato in modi molto diversi, tra cui la creatività e quelle dimensioni che, se opportunamente valutate, rendono tutti più liberi. Ci sono progetti di Play for all che valutano proprio questi aspetti: con pedane basse, schienali integrati o, cosa non banale, prevedere accanto alle installazioni, lo spazio per un eventuale accompagnatore.

Nel tuo “A misura di bimbo” spazi da oggetti di design molto raffinato, a scatti fotografici, ad ambienti accattivanti. Tutto, rigorosamente, “a misura di bimbo”! Come ti orienti per la scelta di questi post? Viaggi molto, visiti fiere a tema, hai degli altri blogger o professionisti del settore con cui ti confronti e con cui scambiare idee e spunti? Raccontaci un po’ quali competenze metti in gioco della tua preparazione professionale per la scrittura dei post che poi leggiamo!

I post in realtà nascono molto di pancia. Se mi colpisce un’idea, un progetto, allora cerco di renderlo accessibile a tutto il pubblico. Da qualche mese ho un gruppo di blogger che fa capo ad un editore, con cui facciamo delle riunioni mensili o setimanali, per scambiarci info, idee e progetti. Per quanto riguarda la scelta delle immagini, ho una memoria fotografica e questo implica che le foto devono essere assolutamente belle! Spesso però i progetti interessanti non sempre hanno dietro un’immagine adeguata e allora provo a mischiare con delle moodboard o, di recente, anche con l’aiuto di una giovane grafica e designer, Bessicla Illustration.


Parliamo un po’ degli spazi museali. Per noi cultura e bambini dovrebbero andare sempre di pari passo. In un’epoca storica in cui dilagano l’ignoranza e il pressappochismo, i bambini dovrebbero al contrario poter attingere da mezzi di espressione più immediati- quali la pittura, la scultura, l’architettura, in generale le arti figurative- ciò che è necessario per il loro sviluppo intellettuale. La sensibilità critica a nostro avviso si sviluppa fin da piccoli ed è forse la più schietta e pura, in qualche modo, perché non ancora intaccata dagli stereotipi che poi vengono imposti dalla “società del bello”. Mia figlia Anita quando aveva solo tre anni rimase incantata davanti a una tela di Pollock (senza ovviamente avere la più pallida idea di chi fosse da un punto di vista artistico!) e da quel giorno si cimentò con tele e pennelli con una grande passione che l’accompagna ancora oggi!
Trovò invece Van Gogh “uno che disegna strano […] fa gli alberi troppo storti, mamma!” (la questione dell’orecchio mozzato evitai di raccontargliela, per non renderlo ancora più bizzarro ai suoi occhi!).
Naturalmente per farsi un’idea sommaria delle maggiori opere d’arte è sufficiente iniziare a mostrare loro alcune immagini, anche se nulla sostituirà mai l’emozione del vederle dal vivo.
Condividi questo approccio di pensiero?
Come consideri la situazione in Italia degli spazi dedicati ai bambini all’interno dei maggiori musei d’arte? Ti sembra ci siano sufficienti spazi attrezzati per loro, materiali informativi creati ad hoc, guide preposte oppure scarseggiano? E all’estero, invece?

Il museo è un argomento spinoso e qualche anno fa era anche molto acerbo. Da qualche anno anche in Italia l’esperienza museale per i bambini comincia a prendere piede e si assiste alla nascita di musei per bambini non solo come contenitore di progetti dedicati, ma anche come reale esperienza di arte e scienza.
Le scuole stesse stanno a poco a poco scoprendo la possibilità di trasmettere un insegnamento esperenziale sul campo, vissuto insieme a tutti i compagni.
Le immagini aiutano, ma non sostituiranno mai il vivere un momento. E questo può essere in ogni caso vissuto in maniere molto diverse: non solo spiegate, ma proprio come Anita, mostrate con grande libertà, e vissute, senza nessun pregiudizio. Le passioni nascono così, anche se non diventeranno mai dei grandi artisti…

E il museo per bambini è anche una grande risorsa per le aziende. Ci sono esempi anche a Milano di integrazione di grandi realtà industriali che, fornendo materiali, mezzi e addirittura scarti, riescono a far vivere un ‘esperienza e a trasmettere un forte messaggio ai più piccoli, oltre che un ricordo.

Di recente hai scritto un interessantissimo post su il Polo per l’infanzia Firmian di Bolzano. Ti piacerebbe dirci perché ti ha colpito così positivamente (ha colpito anche noi!) e quali degli accorgimenti da loro apportati ritieni fondamentali per una progettazione per l’infanzia? Si tratta di un progetto che getta uno sguardo su un punto focale della vita quotidiana: è un progetto per le famiglie, non solo per i bambini.
Troppo spesso si dimentica che per apprendere giocando si ha bisogno di spazi consoni allo scopo, di luci giuste per stimolare senza sovreccitare, di scelte cromatiche in linea con la destinazione d’uso, di materiali ecosostenibili. Non solo perché per i nostri bambini si punta al meglio, ma perché solo in questo modo li si educa anche al modo in cui vivere rispettando i propri ambienti di gioco, di riposo, di apprendimento.
Quanto è importante per te questo approccio? Hai degli esempi affini a quello di Bolzano che si avvicinano per modalità progettuale e coerenza di coesione tra bimbi, docenti e famiglie?

L’idea del presentare realtà così è nata durante lo scorso dicembre. Un progetto al mese, dedicato proprio ai piccoli. Quando descrivo la mia attività parallela rimangono tutti affascinati, anche se l’argomento “spazio per bambini” è davvero vario.
Il secondo progetto presentato è una struttura dedicata anche qui alle famiglie, ricavata da un edificio residenziale esistente e trasformato in children & family center in Germania.
Creato per bambini da 0 a 6 anni, su una superficie di circa 1400 mq, suddivisi tra uffici, sala da pranzo, cucina, classi e, non ultime, stanze dedicate alla consulenza alle famiglie e agli eventi dedicati ai bambini. Basta poco, ma non è così semplice integrare e far funzionare strutture poliedriche, senza l’aiuto di tutti: persone e istituzioni.


Vorremmo bombardarti di domande, perché con i temi che tratti ne avremmo per giorni, ma ci rendiamo conto che il tempo che hai già dedicato è tanto e prezioso! Quindi un’ultima domanda, che come per tutti gli altri intervistati esula dal resto dei contenuti e si rivolge direttamente a te come donna, come professionista. Con tutto il bagaglio di conoscenze che ti accompagna, come mai hai scelto di dedicare gran parte della tua attività proprio ai bambini?
Cosa ti ha spinto a continuare in questo ambito così affascinante ma anche così delicato, complesso e in continua evoluzione? (Ebbene sì, te lo domandiamo anche perché siamo sulla stessa barca…!!!)

Eh eh. Perché i bambini. Ho cominciato durante un master di progettazione di spazi pubblici legati al cibo. L’idea di prevedere anche elementi e spazi “a misura di bimbo”, mi ha affascinato fin da subito. La visione di qualcuno che è scevro da pregiudizi e che vede la vita (o in questo caso un ambiente) in modo molto diverso lontano dall’essere solo bello e di design, mi piace molto. L’evoluzione, come dici tu, è continua, anche se da qualche anno, le caratteristiche che prima ci lasciavano a bocca aperta, per fortuna cominciano a diventare la prassi.
Speriamo che il cambiamento sia rivolto a tutti, e non solo verso alcuni bambini…


Grazie mille!
Speriamo vi siate fatti un’idea di che pasta sia fatta la nostra Valentina e siamo certi che (se non lo state già facendo!) leggerete con piacere le sue parole e i suoi consigli anche sul suo “A misura di bimbo” (www.amisuradibimbo.com) e sui suoi canali social!
 
 
A presto!
 
Anna
 
 
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